La compiacenza di Israele

Gideon Rachman è uno dei più sapidi editorialisti del Financial Times. Giorni fa è andato in Israele, pronto a testimoniare la “paranoia” della sua leadership e la sua retorica da “apocalisse” legata al patto nucleare iraniano. Rachman, invece, ha trovato tanta “compiacenza”. Troppa. La compiacenza di Israele per il fallimento delle primavere arabe e l’avvento di una autocrazia militare al Cairo. La compiacenza di Israele per la debolezza cronica del regime Assad e per certi aspetti del patto atomico con Teheran.
10 AGO 20
Immagine di La compiacenza di Israele
Gideon Rachman è uno dei più sapidi editorialisti del Financial Times. Giorni fa è andato in Israele, pronto a testimoniare la “paranoia” della sua leadership e la sua retorica da “apocalisse” legata al patto nucleare iraniano. Rachman, invece, ha trovato tanta “compiacenza”. Troppa. La compiacenza di Israele per il fallimento delle primavere arabe e l’avvento di una autocrazia militare al Cairo. La compiacenza di Israele per la debolezza cronica del regime Assad e per certi aspetti del patto atomico con Teheran. La compiacenza di Israele per la flebile minaccia terroristica da parte dei palestinesi. Infine, la compiacenza di Israele per la sete cinese di tecnologia israeliana. Rachman ci mette del suo, calca la mano sul cinismo, la chutzpa dello stato ebraico. Ma è vero che mentre Israele forse gongola, la delegittimazione contro gli ebrei aumenta.
Due giorni fa una delle più gloriose associazioni accademiche statunitensi, l’American Studies Association, ha votato il boicottaggio di università e scuole superiori israeliane. Prevede che i professori cancellino ogni collaborazione con gli insegnanti e gli istituti israeliani. Sembra l’Europa degli anni Trenta, quando i Fermi, gli Husserl e gli Einstein venivano cacciati dalle accademie a causa del loro sangue. E’ questo che Rachman ignora o si permette di dimenticare: la messa in mora, l’isolamento e la solitudine di Israele. Se continua così, fra pochi anni lo stato ebraico sarà trattato alla stregua di un “rogue state”. Uno stato canaglia. Il veleno dell’odio ha ripreso a circolare, assieme al disagio pre-nucleare di Gerusalemme. Forse è questo che nasconde la compiacenza di Israele. Il panico.